Castagneti da frutto dell’Alta Val Bormida

Nell'Alta Val Bormida si coltiva una varietà di castagne legata in modo indissolubile al territorio locale: la castagna di varietà gabbina (o gabbiana), riconosciuta come Prodotto agroalimentare tradizionale

I castagneti da frutto dell’Alta Val Bormida consistono in un’area estesa per 2283 ettari, all’interno dei comuni di Calizzano, Murialdo, Osiglia e Bormida.

La significatività dell’area risiede nella persistenza storica della coltivazione del castagno e nell’importanza che ha sempre rivestito per l’economia locale, non solo di sussistenza. Tale permanenza è dimostrata dal fatto che ancora oggi si coltiva una varietà che fornisce un prodotto legato in modo indissolubile al territorio locale: la castagna di varietà gabbina (o gabbiana), riconosciuta come Prodotto agroalimentare tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole, e fa parte dei Presìdi Slow Food.

Il paesaggio è caratterizzato non solo dalla presenza di castagni, in parte con caratteri monumentali, ma anche dalla diffusione di abitazioni rurali isolate, realizzate in corrispondenza di piccole radure, coltivate a ortaglie, alberi da frutta o vite, per la sussistenza nel nucleo familiare insediato. I manufatti, in pietra o mattoni pieni, utilizzati per l’essiccazione delle castagne (tecci), si presentano isolati o integrati nelle abitazioni, e hanno un solo locale, ove è presente un focolare centrale e, a un’altezza di 2-3 m, un soffitto di graticci in legno (graia).

In Alta Val Bormida e nelle valli limitrofe, già nel Medioevo la coltura del castagno non apparteneva all’autoconsumo, ma costituiva una vera e propria attività commerciale.

Il paesaggio della castanicoltura si presenta abbastanza integro. In generale l’abbandono della castanicoltura nel corso del tempo ha indirizzato i boschi verso una composizione mista nella quale sono presenti altre specie. Sono comunque presenti popolamenti regolari e ben governati, dove si conservano in efficienza piante plurisecolari.
Per quanto riguarda la vulnerabilità, oltre ai problemi di abbandono, in tutti i castagneti è venuta a cessare l’integrazione tradizionale con il pascolo, che permetteva di tenere il sottobosco pulito. Si segnala infatti la diffusione di significativi attacchi da parte di insetti patogeni, come il cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus).

Castagneti da frutto dell’Alta Val Bormida

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