I territori verso le comunità del cibo

Le comunità del cibo: l’agricoltura come rete di relazioni economicamente solidali, improntate alla sostenibilità e alla conservazione dell'agrobiodiversità.

La situazione di grave difficoltà che le nostre società vanno attraversando, si pone come uno spartiacque fra due epoche diverse: da un lato quella della globalizzazione accelerata del secondo Novecento e del primo ventennio del nuovo millennio e, dall’altro, quella di una nuova fase in via di evoluzione, caratterizzata da profonde e rapide trasformazioni economiche e sociali e da mutamenti nel panorama geopolitico internazionale, con condizioni di instabilità e incertezza sulle prospettive future. Con l’ingresso dell’umanità nell’era delle pandemie, si assiste alla prima vera crisi “globale” della storia, nel doppio significato di “mondiale” e di “totale”.

Tale contesto ha messo in evidenza, in particolare, la fragilità di un sistema alimentare globalizzato e la necessità di creare modelli più resilienti, partendo dal recupero e dalla tutela dell’agricoltura legata ai circuiti economici locali. L’agricoltura – infatti – esprime la necessità di tornare al centro dell’attenzione ed è investita di nuove responsabilità di fronte alla società: alla domanda di alimenti si aggiungono nuove aspettative afferenti la creazione di occupazione, la qualità e la sicurezza alimentare, la salvaguardia della biodiversità, la protezione dell’ambiente e un equilibrato sviluppo territoriale.

Una possibile risposta a tali aspettative è l’agricoltura multifunzionale, biologica e contadina, che corrisponde a scegliere la tutela ambientale, la difesa della biodiversità, l’identificazione dei prodotti, il benessere animale che non sono più considerati come vincoli ma come vantaggi economici per le imprese.

Innovativi modelli di agricoltura sostenibile sono favoriti anche dall’affermazione di circuiti economici nuovi, spinti e supportati da “reti agroalimentari alternative” che si muovono con motivazioni diverse dalla mera valutazione qualità/prezzo: la qualità intrinseca e la salubrità degli alimenti, per iniziare, ma anche il benessere dei lavoratori e la tutela dell’ambiente delle comunità coinvolte nelle filiere produttive e di trasformazione.

Un cambiamenti di attenzione e di sensibilità deve oggi trovare riscontro con l’avvio di piani e politiche del cibo promossi a livello locale.

Il quadro normativo

La Legge 01/12/2015 n° 194, contenente Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, all’art 13 prevede la costituzione di “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare”.

Queste sono definite come ambiti locali derivanti da accordi tra agricoltori locali, agricoltori e allevatori custodi, gruppi di acquisto solidale, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, associazioni per la tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, piccole e medie imprese artigiane di trasformazione agraria e alimentare, nonché enti pubblici.

Obiettivo di tali Comunità è quello di “sensibilizzare la popolazione, di sostenere le produzioni agrarie e alimentari” nonché quello di “promuovere comportamenti atti a tutelare la biodiversità di interesse agricolo e alimentare”.

Successivamente, con Legge 205 del 27 dicembre 2017, il Governo ha isttuito i “Distretti del cibo” per fornire a livello nazionale ulteriori opportunità e risorse per la crescita e il rilancio sia delle filiere che dei territori nel loro complesso: uno strumento strategico mirato a favorire lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorendo l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale.

I Distretti hanno come obiettivo anche la sicurezza alimentare, la diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni e la riduzione dello spreco alimentare. Altro scopo fondamentale è la salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari.

Nei territori, verso la costituzione di comunità e distretti del cibo

Le comunità potranno procedere a costituirsi in forme non strutturate, come semplici rete di cooperazione tra i sottoscrittori di una convenzione, per agire in base a quanto disposto dalla Legge 01/12/2015 n° 194 e in particolare dal suo art. n. 13, dalle sue eventuali integrazioni e variazioni, definite anche in sede regionale, nonché dai riferimenti previsti dall’accordo che si andrà a redigere.

rurability è la piattaforma delle comunità, dei progetti e degli interessi che – se pur differenti tra di loro – cooperano per conseguire una serie di obiettivi comuni in grado di superare i vantaggi individuali e particolari, al fine di rendere l’agricoltura, le attività economiche, l’ambiente circostante e la rete di relazioni economicamente solidali, improntate alla sostenibilità, alla conservazione della biodiversità e al rispetto dei valori etici: una rete di comunità capaci di avvalorare la vita di tutti coloro che a vario titolo entrano in relazione con esse.

Le comunità del cibo promuoveranno la partecipazione attiva dei diversi attori del territorio: cittadini, agricoltori, imprenditori assieme alle rispettive strutture associative e rappresentative ed Enti Locali con l’obiettivo di favorire la progettazione, la concertazione e lo sviluppo di un progetto di sviluppo sostenibile del proprio territorio di riferimento, in accordo e collaborazione anche con le esperienze dei distretti del cibo eventualmente già presenti.

Alle comunità del cibo potranno partecipare aziende agricole, operatori della filiera agricola, ristoratori, agricoltori e allevatori custodi, artigiani del cibo, gruppi di acquisto solidale, istituzioni ed enti, università, centri di ricerca, associazioni, esercizi commerciali, scuole, mense scolastiche e ospedali, cittadini e cittadine del territorio.

Obiettivi generali delle comunità del cibo

Gli obiettivi specifico dovranno essere elaborati a cura della singola realtà territoriale, ma alcuni obiettivi generali sono già individuati:

  • la promozione del legame con il territorio, non solo dal punto di vista geografico, ma anche dal punto di vista sociale, culturale e storico. Il legame delle produzioni con il territorio, infatti, è un elemento fondante dell’identità e della qualità dei prodotti realizzati e/o distribuiti e promossi dalla comunità;
  • il miglioramento del sistema alimentare locale, a partire dalla valorizzazione delle produzioni locali, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità agroalimentare e degli ecosistemi, per garantire uno sviluppo locale economico, culturale, sociale e ambientale armonico e rispettoso degli equilibri naturali;
  • la promozione, con la visione e i saperi, di una nuova gastronomia, fondata sulla tutela della biodiversità, la protezione dell’ambiente e il rispetto delle culture e delle tradizioni locali;
  • la creazione delle comunità dell’apprendimento, costituite da studenti di vario grado, insegnanti, genitori, nonni, cuochi e produttori locali che collaborano per trasmettere alle giovani generazioni i saperi legati alla cultura del cibo, alla produzione sostenibile e alla salvaguardia dell’ambiente;
  • lo svolgimento delle attività educative, finalizzate a sviluppare l’educazione del gusto, l’acquisizione di competenze e conoscenze per arrivare a scelte d’acquisto consapevoli; lo svolgimento di percorsi formativi per gli insegnanti, di attività di educazione alimentare e del gusto e di educazione ambientale per gli studenti e di seminari per genitori;
  • il consolidamento dell’azione di conservazione (in situ e ex situ) fino alla creazione di un sistema controllato di commercializzazione di semi e materiale genetico di piante madri iscritte nel registro delle varietà da conservazione;
  • la valorizzazione del patrimonio agricolo e agroalimentare del territorio; la prevenzione, la tutela e la gestione del territorio rurale;
  • la promozione del consumo/commercializzazione delle produzioni valorizzate;
  • tutelare e sostenere le produzioni agrarie e alimentari, in particolare le risorse genetiche locali di interesse agricolo e alimentare, a rischio di scomparsa;
  • operare per il rafforzamento delle filiere locali;
  • realizzare esperienze di filiera corta, di vendita diretta, di scambio e di acquisto di prodotti agricoli e alimentari nell’ambito di circuiti locali, promuovendo un prezzo equo per i produttori e per i consumatori;
  • studiare e diffondere pratiche proprie dell’agricoltura biologica e di altri sistemi colturali a basso impatto ambientale e volti al risparmio idrico, alla minore emissione di anidride carbonica, alla maggiore fertilità dei suoli e al minore utilizzo di imballaggi per la distribuzione e per la vendita dei prodotti;
  • studiare, recuperare e diffondere saperi tradizionali relativi alle colture agrarie, alla naturale selezione delle sementi per fare fronte ai mutamenti climatici e alla corretta alimentazione;
  • realizzare orti didattici, sociali, urbani e collettivi; quali strumenti di valorizzazione delle varietà locali, educazione all’ambiente e alle pratiche agricole, aggregazione sociale;
  • riqualificare le aree dismesse o degradate e i terreni agricoli inutilizzati;
  • favorire l’inserimento dei prodotti biologici e locali nei consumi istituzionali quali ad esempio le mense scolastiche e ospedaliere;
  • favorire l’inserimento dei prodotti biologici e locali nella ristorazione commerciale e nel circuito economico locale;
  • la diffusione della cultura del buon cibo a tutti i livelli;
  • la promozione del flusso turistico del territorio attraverso il potenziamento dell’offerta turistica con i prodotti agroalimentari tipici di qualità certificata;
  • la promozione della redditività degli operatori agricoli, principali custodi di biodiversità, di paesaggi, cultura e tradizione;
  • l’attività in comune ed organizzazione di iniziative congiunte con progetti ed altre esperienze in corso di comunità del cibo e della biodiversità e di comunità rurali sostenibili;
  • la promozione continua della ricerca, dell’approfondimento, dello studio, e del dibattito sui temi:
    • cibo e cultura,
    • cibo e natura,
    • cibo e salute
    • abitudini alimentari.

Per approfondire il quadro di valori e comprendere come muovere i primi passi, scarica il manifesto BioSlow e il manifesto del turismo rurale

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